Siamo veramente una società di individui liberi?

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Quando osserviamo strutture sociali animali come un alveare, un formicaio o un branco, ci colpisce l’ordine. Ogni individuo ha un ruolo preciso, una funzione chiara, una posizione nella gerarchia che non può essere messa in discussione. Un’ape operaia non può disobbedire all’ape regina. Una formica non decide improvvisamente di cambiare compito. L’equilibrio si regge su regole rigide, e infrangerle significa essere esclusi o eliminati. A noi, tutto questo appare distante, quasi primitivo. Noi siamo esseri umani. Noi siamo liberi.

Ma proviamo a cambiare prospettiva.

Immaginiamo di essere un osservatore esterno, magari un alieno che guarda la Terra dall’alto. Cosa vedrebbe? Probabilmente la stessa scena che noi vediamo osservando le formiche: file ordinate di individui che si muovono ogni giorno negli stessi orari, percorrono le stesse strade, entrano negli stessi edifici, svolgono le stesse mansioni. Una tipica città all’ora di punta offre uno spettacolo impressionante: migliaia di persone che si muovono in apparenza in modo caotico, eppure seguono un ordine invisibile, preciso, quasi inquietante.

Ognuno di loro crede di essere libero quando esce di casa al mattino. Libero di scegliere, libero di pensare, libero di decidere. Eppure quella libertà spesso si restringe appena si varca la soglia di un ufficio, di una fabbrica, di un’organizzazione. È lì che entra in gioco una dinamica antica quanto l’uomo: il potere che plasma la verità.

Quante volte, di fronte a una decisione chiaramente sbagliata presa dall’alto, la mente reagisce con resistenza? L’ego si ribella: “È illogico, devo dimostrarlo”. Sentiamo il bisogno di affermare la realtà dei fatti, di difendere ciò che è corretto. Ma subito dopo arriva il calcolo: conviene esporsi? Conviene mettere in discussione chi ha autorità? O è più sicuro adattarsi?

E così, spesso, scegliamo l’adattamento.

Non perché siamo stupidi. Non perché non vediamo l’assurdità. Ma perché comprendiamo le regole non scritte del sistema. In ogni struttura sociale esiste una gerarchia, più o meno visibile. E in quella gerarchia la sopravvivenza – economica, professionale, sociale – dipende dalla capacità di muoversi senza urtare troppo gli equilibri.

Col tempo, questo meccanismo diventa automatico. Ci convinciamo che “funziona così”, che è normale, che è necessario. La linea tra ciò che riteniamo giusto e ciò che è conveniente si fa sottile. E mentre crediamo di esercitare la nostra libertà, in realtà stiamo semplicemente scegliendo la strategia più sicura all’interno di un sistema che non abbiamo creato.

Questo significa che non siamo liberi? O che la nostra libertà è diversa da come ce l’hanno raccontata?

Forse la vera differenza tra noi e un alveare non sta nell’assenza di gerarchie, ma nella consapevolezza. Un’ape non può scegliere di uscire dal sistema. Noi sì. Possiamo accettare le regole, adattarci, scalarle. Oppure possiamo metterle in discussione, pagarne il prezzo, cambiare direzione.

La domanda allora non è se viviamo in una società con gerarchie. È inevitabile. La vera domanda è: quanto spazio lasciamo al nostro pensiero critico? Quanto siamo disposti a rischiare per difendere un’idea, una verità, una parte di noi?

Perché la libertà non è l’assenza di vincoli. È la possibilità di scegliere chi essere dentro quei vincoli.

E forse, alla fine, essere veramente liberi significa capire che questo ordine esiste, ma con estrema forza di volontà e tanti sacrifici, possiamo vivere parzialmente "fuori" dalle gerarchie odierne.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.



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Sono felice che alla fine siamo arrivati alla stessa conclusione, la nostra libertà sta nel fatto che abbiamo deciso di abbracciare questo sistema perché attualmente è quello più efficace, e penso che le api se potessero scegliere sceglierebbero sempre di stare nel gruppone, senno l'evoluzione ci avrebbe portato ad animali simili a formiche o api che vivono da sole, alla fine sono regole non scritte nel mondo, nel vivere, se fai gruppo sopravvivi sicuramente in maniera più facile rispetto a stare da solo e lo dobbiamo accettare. La liberà sta nel poter scegliere in che gruppo stare, a che ora prendere la macchina per andare a lavorare, la libertà intesa come non fare nulla tutto il giorno è non sopravvivere ma questo funziona solo se due persone al posto tuo sopravvivono per produrre quello che non fai tu.

Bellissimo post complimenti @giuatt07

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Grazie, visto anche il fatto che siamo in un Hive, un alveare, il tema della api e della struttura gerarchica è implicito, anche se si spera che su Hive ci sia più libertà personale di altre strutture.

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ahahah effettivamente si, non ci avevo pensato.

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Appunto. E fatto sta che ci sono (e sempre ci saranno) valori nei cui confronti lo scendere a compromessi o addirittura abdicare ci renderebbe meschini. Lo sapevano bene gli ebrei biblici e i cristiani dei tempi degli Atti che preferivano pagare con la loro pelle piuttosto che restare dentro il gruppo. Oggi per certi versi potrebbe figurarsi perfino (e curiosamente) più difficile a causa appunto della linea di demarcazione troppo sottile tra la convenienza innocua e la caduta di stile. Tipico della richiesta del capo sul lavoro di mentire al cliente. Ora, bisogna pur vedere: mentirgli perchè? Per danneggiare il cliente, altrimenti l'azienda non lucra? O perchè invece sarebbe il cliente a danneggiare l'azienda se sapesse la verità? E la filippica sarebbe ancora luuungaaa...

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È vero, i datori di lavori si sentono dei veri e propri sceriffi che possono dare ordini di qualsiasi tipo verso i sottoposti, il classico esempio di come un po' di potere dia subito alla testa !

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Viviamo nella convinzione di essere liberi ma non lo siamo, sei libero di non lavorare? No perché altrimenti come fai a vivere

Lavori e ti ammali, con 40 di febbre prendi e vai dal dottore per il certificato perché non sei neanche libero di ammalarti... Si ammala tuo figlio, 10 giorni all'anno di permesso non pagato... Siamo schiavi del lavoro e basta

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Bel Meme, io almeno la TV l'ho buttata nella spazzatura ,non mi sono mai sposato, e non seguo mode, quindi qualche grado di libertà di scelta forse ce l'abbiamo.

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Societal structure wants to take away our freedoms and individuality, in essence make use a bunch of bees or ants. I agree it's our prerogative to break free from these constraints to maintain some semblance of freedom. Unless you want to be truly free and move out into the wilderness, catch your own food, and live the way you want we must put up with society. For all of our progress we have made as a species, maybe it's not all in the right direction...

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It's a rather debatable question. I think that in part we are not completely free; we have very common rules and behaviors, and each behavior is deliberate. There are exceptions and individuals who fall outside the parameters, but overall I don't think we are completely free.

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A volte pensiamo di essere liberi, ma credo che ripetiamo sempre gli stessi schemi. Viviamo in un ciclo in cui accade sempre la stessa cosa.

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