Essere il Clown


Immagine realizzata con Canva

Lo scorso weekend ho partecipato ad un corso di formazione teatrale incentrato sulla figura del Clown. Ho sempre detestato i clown, sin da bambino. La loro faccia pitturata, la presunzione di fare ridere, il costume... non li ho mai sopportati. Allora perchè fare un corso proprio su come si fa il clown? La risposta è semplice: cerco di imparare a fare ciò che so fare peggio. Non ha senso frequentare corsi su argomenti dove già mi sento forte. I miei miglioramenti saranno sicuramente inferiori rispetto a qualcosa che non conosco. Io non credo di essere bravo a far ridere il pubblico, non ho la vena comica. Qualche volta faccio sorridere, ma senza intenzione, quindi volevo capire come poter riuscire in questa cosa con intenzionalità. In più Fabio Magnani, l'insegnate che abbiamo avuto, è alto più di me (e io sono già quasi due metri) per cui volevo anche imparare come poter sfruttare il mio corpo in scena da qualcuno che vive questa stessa peculiarità.

Provo qui a ordinare alcuni concetti che ho appreso questo fine settimana, come sempre è un modo per riordinare le idee:

  • Per prima cosa, sono riuscito a digerire il clown. Quello espresso da Fabio lo trovo più vicino al mimo e all'attore di un film muto, che non al saltimbanco da circo. Può sembrare scontato, ma per me c'è una enorme distanza tra queste due figure. Stanlio e Ollio, Buster keaton, Mr. Bean o Willie il Coyote mi piacciono molto di più del classico pagliaccio con il fiore che spruzza l'acqua.
  • Il Clown vede, scopre e illumina il mondo attraverso la punta del suo naso. Il che rende il lavoro del clown molto fisico. Se qualcosa attira la sua attenzione, la guarderà con il naso, la cercherà con esso e la restituisce sempre al pubblico.
  • Il Clown è stupido, ma non fa lo stupido. La stupidità del clown è l'ingenuità, quella autentica, candida, del bambino. Lui accoglie qualunque cosa gli si pari davanti e la accetta. Non importa se fa male, se lo ferirà, sarà combattuto ma, alla fine, seppur con sofferenza, la accoglierà.
  • Al Clown basta il suo naso. Non serve altro per trasformarsi. I vestiti colorati, il trucco, le parrucche, le antenne, le scarpe lunghe, sono tutti orpelli in più che non sono davvero necessari. Questa è una cosa che mi rincuora.
    Ci sono molte bellissime associazioni di clown in corsia che fanno un lavoro incredibile, con tanta passione. Ma, spesso, ho la sensazione che alcuni lo facciano più per sentirsi bene loro stessi nel farlo, piuttosto che cercare di concentrarsi sui destinatari. Sia chiaro, sono bravissimi e spero continuino a fare quello che fanno, ma forse non serve farlo in maniera così chiassosa, ma con un profilo più basso. Basta il naso.
  • Il Clown perde sempre, ma è invincibile. Se vede il treno che gli corre incontro puoi star certo che lo prenderà in pieno, ma sarà poi pronto a rialzarsi e subire di nuovo.

Non sono certo di aver ancora trovato il mio clown, ma credo di averlo in qualche modo sentito. Mi piacerebbe approfondire l'argomento, leggere qualcosa di più, scoprire la storia di questa strana figura. Parteciperò sicuramente al corso di secondo livello tenuto sempre da Fabio Magnani. Nel frattempo, spero di poter sperimentare quanto appreso questo weekend.

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Esperienza molto particolare che devo dire mi ha incuriosito... mai soffermato, in realtà, su considerazioni come quelle che hai esposto...

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Guarda, non mi ci sarei soffermato nemmeno io se non fosse stato per il corso… 😅

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Posso comprendere 🤣

Certamente non rientrano tra le priorità di nessuno, salvo essere dei clown, ma, comunque, restano riflessioni interessanti...

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Io invece trovo carino l' idea del corso di clown un po' meno i clown dopo It non li ho più guardati con gli stessi occhi 😂😂

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L’idea di cimentarsi in ció che riusciamo a fare peggio è un ottima idea. A me i clown piacciono, tranne il clown Ronald McDonalds. Quello mi incute quasi paura !PGM

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