Ultimo gelato dell’estate: lacrime, zucchero e coni appiccicosi


Ciao Hiver!
Siamo ufficialmente entrati in quella fase dell’anno in cui la sabbia nelle scarpe smette di essere un ricordo romantico e torna a essere solo fastidiosa. I materassini gonfiabili hanno preso la via del garage (o dell’oblio) e il gelato... beh, lui è lì. Solitario, nel bancone del bar, a farsi mangiare con un senso di colpa più grande di una coppa Maxi Cinque Gusti.
Sì, amico mio, siamo arrivati all’ultimo gelato dell’estate. Quel morso dolce e tragico, come quando ti accorgi che la camicia bianca che hai messo era ancora umida. Un classico.
Domenica scorsa, giornata da manuale: 34 gradi, zero voglia di cucinare e Samuele – che, te lo ricordo, non ha ancora due anni – deciso a sperimentare il potere distruttivo del gelato sul tessuto dei pantaloni.
"Facciamoci un giro, Reny", ho detto con l'entusiasmo di chi sa già che finirà con una maglietta macchiata e 14 euro in meno per tre gelati di cui uno verrà probabilmente lanciato a terra “perché ha guardato male”.
La scena è sempre la stessa: scegliamo il gelato, Reny ne prende uno finto salutare tipo yogurt greco e miele (che poi scopri ha 890 calorie), io vado diretto sul caffè– perché sono un purista – e Samuele... beh, lui vuole quello che non può avere. Tipo il cono gigante con la Nutella che sgorga come lava del Vesuvio.
Spoiler: gliel’abbiamo preso.
Tre minuti dopo stava cercando di metterlo in testa al cane di un passante, mentre rideva come uno dei piccoli Gremlins. Reny cercava di convincerlo che il gelato si mangia e non si usa come cappello, e io, nel frattempo, cercavo di non guardare il mio gelato che si suicidava gocciolando sulla scarpa.
È stato lì che ho capito:
l’ultimo gelato dell’estate è un rito sacro, una nostalgia appiccicosa che ti si incolla addosso peggio dello zucchero filato in una giornata umida.
A casa nostra, il gelato ha una funzione sociale. È il premio post-crisi, la moneta di scambio per la pace familiare, la promessa di felicità in un cono.
– Samuele ha fatto il pisolino? Gelato.
– Reny ha sopportato 3 ore di Peppa Pig senza esplodere? Gelato.
– Io ho cambiato il pannolino senza usare guanti da laboratorio? Meritato gelato.
Solo che questo è l’ultimo.
L’ultimo prima del primo giorno di asilo, del lavoro, delle chat dei genitori che iniziano con “Ciao a tutti, sono la mamma di Ginevra”.
L’ultimo prima delle scorte di surgelati che fanno sembrare la tua vita un episodio di MasterChef versione Depressione.
E quindi non è solo un gelato.
È un atto simbolico, come accendere una candela per l’estate che muore.
Ma con più zucchero e meno poesia.
Un consiglio pratico (ma non troppo)
Non mangiare l’ultimo gelato dell’estate da solo.
Fidati. Non farlo. Ti ritroveresti a piangere dentro a un cono vuoto con i Queen in sottofondo.
Portati qualcuno: un amico, un figlio di due anni che urla “NOOO MIOOOO!”, una moglie che ti dice “assaggia il mio, ma poco eh”, e poi ti lascia leccare solo il bordo.
E poi, se puoi, scegli un posto orribile: una panchina storta, il muretto di un parcheggio, vicino a un tombino rumoroso.
Perché il gelato, come i momenti migliori, funziona anche (e soprattutto) quando tutto intorno è imperfetto.
Ma quindi, è finita?
Non lo so, amico. Forse sì. Forse no.
Forse l’estate è solo un pretesto per mangiare gelati senza sentirci in colpa.
Forse a settembre ne mangerò ancora uno, con la scusa che "fa ancora caldo" anche se ho già il piumino addosso.
Ma oggi, mentre guardavo Samuele finire il suo cono come se fosse la cosa più importante dell’universo, ho pensato che questo gelato ha un sapore diverso.
Un po’ più dolce. Un po’ più triste. Un po’ più... nostro.
E poi Reny mi ha dato il suo fondo con il biscotto e tutto è tornato magico.
E tu?
Ti ricordi l’ultimo gelato dell’estate scorsa?
Chi c’era con te?
L’hai mangiato di fretta o te lo sei goduto leccata per leccata, come se fosse l’ultimo capitolo di un bel libro?
Scrivimi nei commenti, che magari ci scappa anche una classifica dei gusti più malinconici (Spoiler: il cioccolato fondente vince a mani basse).
Alla prossima nostalgia zuccherina 🍧
Ti Abbraccio!


Hello Winter!
We've officially entered that phase of the year where sand in your shoes stops being a romantic memory and goes back to being just annoying. The air mattresses have taken the way to the garage (or oblivion), and ice cream... well, it's there. Alone, at the bar, being eaten with a guilt greater than a Maxi Five Flavors cup.
Yes, my friend, we've reached the last ice cream of the summer. That sweet and tragic bite, like when you realize the white shirt you're wearing is still damp. A classic.
Last Sunday, a textbook day: 34 degrees, no desire to cook, and Samuele—who, I remind you, is not yet two—determined to experiment with the destructive power of ice cream on the fabric of his pants.
"Let's go for a spin, Reny," I said with the enthusiasm of someone who already knows he'll end up with a stained T-shirt and €14 less for three ice creams, one of which will probably be thrown to the ground "because he looked the wrong way."
The scene is always the same: we choose the ice cream, Reny gets a fake healthy one like Greek yogurt and honey (which you later discover has 890 calories), I go straight for the coffee—because I'm a purist—and Samuele... well, he wants what he can't have. Like the giant cone with Nutella gushing out like lava from Vesuvius.
Spoiler alert: we got it.
Three minutes later, he was trying to put it on a passerby's dog's head, laughing like a little Gremlins. Reny was trying to convince him that ice cream is for eating, not for wearing as a hat, and I, meanwhile, was trying not to watch my ice cream commit suicide by dripping onto my shoe.
It was then that I understood:
the last ice cream of the summer is a sacred ritual, a sticky nostalgia that sticks to you worse than cotton candy on a humid day.
In our house, ice cream has a social function. It's the post-crisis reward, the bargaining chip for family peace, the promise of happiness in a cone.
– Did Samuele take a nap? Ice cream.
– Did Reny endure three hours of Peppa Pig without exploding? Ice cream.
– Did I change his diaper without wearing lab gloves? Well-deserved ice cream.
Except this is the last one.
The last one before the first day of kindergarten, work, and parental chats that begin with "Hi everyone, I'm Ginevra's mom."
The last one before the stockpile of frozen foods that makes your life feel like an episode of MasterChef: Depression.
And so it's not just ice cream.
It's a symbolic act, like lighting a candle for the dying summer.
But with more sugar and less poetry.
A practical (but not too practical) tip
Don't eat the last ice cream of the summer alone.
Trust me. Don't do it. You'll find yourself crying into an empty cone with Queen playing in the background.
Bring someone: a friend, a two-year-old son screaming "NOOO MIOOOO!", a wife who tells you "Taste mine, but just a little," and then lets you lick only the rim.
And then, if you can, choose a horrible spot: a crooked bench, a parking lot wall, near a noisy manhole.
Because ice cream, like the best moments, works even (and especially) when everything around it is imperfect.
So, is it over?
I don't know, friend. Maybe yes. Maybe no.
Maybe summer is just an excuse to eat ice cream without feeling guilty.
Maybe in September I'll eat one again, with the excuse that "it's still hot" even though I'm already wearing a down jacket.
But today, as I watched Samuele finish his cone as if it were the most important thing in the universe, I thought this ice cream tastes different.
A little sweeter. A little sadder. A little more... ours.
And then Reny gave me her cookie base and everything was magical again.
And you?
Do you remember the last ice cream last summer?
Who was with you?
Did you eat it in a hurry or did you enjoy it lick by lick, as if it were the last chapter of a good book?
Let me know in the comments, maybe we'll even list the most melancholic flavors (Spoiler: dark chocolate wins hands down).
Until the next time you're feeling sugary nostalgic 🍧
I hug you!

The texts are translated with simultaneous translators; for the avoidance of doubt I have decided that they will all be translated exclusively with Google Translate.Of course, English is not my first language but I try, forgive any mistakes and imperfections of Translate.