Spid Poste Italiane, ora solo a pagamento

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Io sto notando che ,come cittadini italiani, ci stanno tirando dei "pacchi assurdi" , per non usare altri termini, in questi mesi , sotto il silenzio complice dei media e dei giornali main-stream, per fortuna c'è il web e queste notizie vengono a galla.

E bene sì,dal 1° gennaio di questo nuovo anno lo SPID di Poste Italiane non è più un servizio gratuito per la maggior parte dei cittadini.

Una decisione che ha colto molti di sorpresa, soprattutto perché fino a pochi mesi fa era stato assicurato pubblicamente che il servizio sarebbe rimasto gratuito ancora a lungo, grazie a finanziamenti governativi e ad accordi con AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale. Promesse che oggi suonano vuote, mentre milioni di italiani si ritrovano davanti all’ennesimo balzello per accedere ai servizi digitali dello Stato.

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale di Poste Italiane, il canone annuale viene richiesto a tutti gli utenti con SPID attivo da oltre un anno, con alcune eccezioni: minorenni, over 75, residenti all’estero e titolari di SPID a uso professionale. Per tutti gli altri, il servizio resta formalmente “attivo”, ma inutilizzabile in caso di mancato pagamento. Una sospensione di fatto che trasforma quello che era nato come strumento di inclusione digitale in un servizio a pagamento.

Il problema, però, non è solo economico. Questa vicenda riaccende i riflettori su tutte le gravi lacune strutturali dello SPID, un sistema che negli anni ha dimostrato di essere fragile, frammentato e spesso insicuro.

Uno dei punti più critici è l’assenza totale di un registro unico nazionale delle identità SPID. Ogni provider opera come un’isola a sé: non esiste una comunicazione diretta tra gestori, né un sistema centralizzato che impedisca la creazione di più SPID associati alla stessa persona. Questo vuoto ha aperto la porta a numerose truffe, alcune delle quali particolarmente gravi.

In diversi casi, soprattutto ai danni di persone anziane, truffatori sono riusciti ad aprire un “secondo SPID” presso un provider diverso da quello originale, utilizzandolo per modificare dati sensibili come l’IBAN di accredito della pensione. Il risultato? Pensioni dirottate su conti correnti fraudolenti, con vittime spesso ignare di tutto fino a quando il danno era ormai fatto. Un sistema di identità digitale che permette questo tipo di abusi non può essere considerato affidabile.

A rendere il quadro ancora più preoccupante c’è lo scandalo Infocert esploso l’anno scorso. Un database presumibilmente riconducibile alla piattaforma di ticketing del provider è finito in vendita su forum specializzati. Si parlava di 5,5 milioni di record, contenenti numeri di telefono, indirizzi email e, fatto ancora più grave, dati altamente sensibili come nomi, codici fiscali e altre informazioni personali. Anche se l’episodio non ha coinvolto direttamente il sistema di autenticazione SPID, ha messo in luce la debolezza dell’ecosistema che ruota attorno ai gestori di identità digitale.

Il paradosso è evidente: mentre aumentano i costi per i cittadini, la sicurezza non cresce in modo proporzionale. Anzi, il modello stesso dello SPID, basato su una molteplicità di soggetti privati che non comunicano tra loro, sembra ormai inadatto a sostenere il ruolo centrale che gli è stato assegnato nell’accesso ai servizi pubblici.

In questo contesto, la scelta di rendere lo SPID , da parte di Poste, a pagamento appare come l’ennesimo scarico di responsabilità sull’utente finale. Un servizio presentato per anni come gratuito, essenziale e sicuro, oggi chiede un canone senza aver risolto le proprie criticità di fondo.

Forse è arrivato il momento di prendere atto che lo SPID, così com’è, rappresenta una soluzione transitoria mai davvero completata. Non a caso sempre più voci indicano la Carta d’Identità Elettronica (CIE) come strada più solida e coerente per il futuro dell’identità digitale in Italia. Centralizzata, statale e teoricamente più difficile da duplicare, la CIE potrebbe finalmente mettere ordine in un sistema che, a oggi, continua a mostrare tutte le sue crepe.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.

Immagine realizzata con ChatGPT



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2 comments
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That really sucks having to pay for digital identity service that is horribly insecure and badly run by private companies. It sounds like an opportunity for thieves to steal more and more money. A centralized digital ID is a terrifying concept, the government keeping track of all your activities 24/7 when you are online. So much for privacy as it flies right out the window...

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I know, they promised it would be free and now they pull the rug and decide you have to pay, what a joke!

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