Head of Preparedness: la nuova figura nel mondo AI

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Parlando dell'intelligenza artificiale con "l'uomo della strada", la persona comune che si beve un caffè al bar, la signora che si lamenta che i prezzi aumentano al supermercato, il collega sempre con la sigaretta in mano pronto a scappare in pausa appena il capo non vede, l'autista dell'autobus che impreca per il traffico che non finisce più, spesso si ottiene pareri abbastanza tiepidi: sì, è palese la grande abilità nel modificare video, creare immagini e testi, però sembra uno strumento che non genera grandi paure, ma più una nuova "diavoleria" tecnologica che porterà qualche divertimento, ma anche qualche grattacapo in più.

Invece, a sentire i mega esperti di internet, si ha la sensazione opposta: la AI è questa super intelligenza che ci spazzerà via tutti, renderà tutte le attività umani inutili, la persone media avrà bisogno di un UBI (Universal Basi Income) o rischierà la povertà assoluta e, ciliegina sulla torta, si potrebbe raggiungere una intelligenza artificiale talmente superiore da voler fisicamente eliminare il genere umano , forse perchè ritenuto troppo stupido, di intralcio e un consumo inutile di risorse.

Un recente studio del MIT, ha detto che l’Intelligenza Artificiale è già in grado di svolgere i compiti del 12% della forza lavoro americana: questo risultato non indica licenziamenti di massa immediati, ma una capacità tecnica già acquisita.

Mentre il mercato del lavoro viene riconfigurato da algoritmi orientati all'efficienza e al massimo profitto, la politica sembra muoversi al rallentatore. Si interroga su questioni filosofiche o cerca di regolare l'automobile quando siamo già nell'era del teletrasporto.

Il sistema educativo è il primo a scricchiolare. Continuiamo a formare laureati con una preparazione pratica mirata proprio a quei ruoli d’ingresso che stanno scomparendo.

Per questo motivo OpenAI, l’azienda americana responsabile di ChatGPT e di alcuni dei modelli di IA più avanzati al mondo, ha istituito una nuova figura dirigenziale chiamata “Head of Preparedness”. Si tratta di un ruolo attorno al quale in questi giorni è forte l’attenzione mediatica e tecnologica, soprattutto perché evidenzia una crescente consapevolezza dei rischi legati all’IA e della necessità di un approccio più strutturato per mitigarli.

La figura dell’Head of Preparedness è stata concepita per guidare la strategia di OpenAI in materia di predisposizione, valutazione e mitigazione dei rischi generati dai modelli di intelligenza artificiale più avanzati. In termini più semplici, questa persona ha la responsabilità di anticipare i potenziali danni causati dall’IA e sviluppare sistemi di prevenzione e controllo che possano ridurre al minimo tali rischi prima che le tecnologie vengano rilasciate o ampliate nel mondo reale.

le tecnologie di IA si stanno sviluppando più rapidamente di quanto la regolamentazione pubblica possa tenere il passo: la legislazione su scala globale è ancora in gran parte frammentaria o in fase embrionale. In questo contesto, molte grandi aziende tecnologiche stanno cercando di autoriformarsi per non trovarsi impreparate a rispondere alle critiche, alle controversie pubbliche o alle implicazioni etiche delle loro creazioni.

Io penso di avere una visione mediana tra le due, e credo che nel 2026 ne vedremo delle belle in questo campo: l'AI è uno dei grandi strumenti del futuro, non c'è niente da fare, non è una moda passeggera per creare qualche Meme o modificare qualche video, però non è nemmeno questa Super-Mega-Intelligenza infallibile, l'AI ha bisogna del controllo umano costante e attivo, non è assolutamente infallibile, potremo quasi definirlo un potenziatore, nelle giuste mani si possono fare cose fantastiche, ma nelle mani sbagliate il disastro è assicurato, quindi la paure in questo contesto è più che legittima, e l'introduzione di figure come Head of Preparedness dimostrano che il settore ne è consapevole.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.

Immagine realizzata con ChatGPT



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