Dati lavoro USA: un trend anche per l'Italia?

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In Italia abbiamo un rapporto diverso con i dati sulla disoccupazione rispetto agli USA: diciamo che noi abitanti del Bel Paese siamo molto più abituati a vedere percentuali anche a doppia cifra, per esempio al Sud o per i giovani.

Però, quella della disoccupazione, è sempre un dato che porta tanta confusione perchè non conta i cosiddetti "inattivi", ovvero chi non ha un lavoro e non lo cerca, oppure non è disponibile a iniziare subito, o chi si sente scoraggiato, o semplicemente chi non cerca lavoro nelle ultime 4 settimane.

Questa è la ragione per cui il famoso tasso di disoccupazione, da solo, può essere molto ingannevole. Se un milione di persone smette di cercare lavoro perché è scoraggiato, il tasso di disoccupazione scende, ma l'economia sta peggio di prima perché abbiamo perso dei lavoratori.

Ho scritto già vari articoli sul grande scontro tra datori di lavoro e candidati, con i primi che sono stritolati da tasse e burocrazia opprimente, e i secondi che si sentono offrire proposte di lavoro indecenti con orari lunghissimi e stipendi bassissimi, ricordiamo che lo stipendio medio in Italia è tra il più basso in Europa, e non è un caso che i giovani vogliono scappare dal nostro paese per trovare rapporti di lavoro più gratificanti ( se poi questo sia vero in molti casi è da dimostrare....).

Anche negli Stati Uniti , in questo 2026 già iniziato, il mercato del lavoro sta inviando segnali sempre più preoccupanti. Non si tratta di un crollo improvviso o di licenziamenti di massa, ma di qualcosa di più subdolo: una contrazione lenta, progressiva e potenzialmente molto più dannosa nel lungo periodo. I numeri più recenti del Bureau of Labor Statistics (BLS) raccontano una storia che dovrebbe mettere in allarme non solo i lavoratori, ma anche i decisori politici.

Le offerte di lavoro sono scese a 7,1 milioni, il livello più basso da oltre un anno e ben al di sotto delle aspettative. A prima vista potrebbe sembrare una flessione contenuta, ma il significato reale è ben più grave: le aziende stanno smettendo di assumere. Non stanno ancora licenziando in massa, ma stanno congelando le nuove assunzioni, segnale tipico di un’economia che perde fiducia nel futuro.

Questo è particolarmente rilevante perché il mercato del lavoro statunitense degli ultimi anni è stato sostenuto più dal dinamismo che dai posti fissi: persone che cambiavano lavoro, miglioravano il proprio stipendio, salivano di ruolo. Quando questa “rotazione” si blocca, le opportunità evaporano rapidamente, anche se il tasso di disoccupazione ufficiale sembra ancora sotto controllo.

Questo è stato sempre il punto di forza del mercato USA rispetto a quello italiano, ed Europeo più in generale, ovvero più dinamismo, più offerte di lavoro in settori diversi, offrendo ai lavoratori una vasta scelta di opportunità, magari per cambiare vita , stato di residenza, e salire questa tanto famigerata "scala sociale" che nel vecchio continente sembra ingarbugliata in vecchi strati sociali di centinata di anni fa.

Anche la dimensione delle imprese conta. Le piccole aziende mostrano timidi segnali di ripresa, ma le grandi corporation stanno riducendo le assunzioni. E sono proprio queste ultime a garantire stabilità, benefit e percorsi di carriera nel lungo periodo. Quando si fermano, gli effetti negativi durano nel tempo.

La Federal Reserve osserva con crescente inquietudine. Le previsioni di una disoccupazione al 4,5% sono già state superate, e lo stesso Jerome Powell ha ammesso che il mercato del lavoro è “sotto pressione”, con rischi concreti di una creazione di posti negativa. Un cambio di tono netto rispetto all’ottimismo degli ultimi anni.

Tra crisi economica, guerre e AI che avanzano, sembra proprio che il trend del futuro sia quello di meno offerte di lavoro, con un numero di disoccupati, ma soprattutto di inattivi, che sale sempre più nel tempo.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.



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Dato il paese anglosassone innovativo dall'economia keynesiana, la vedrei più che altro come una paturnia causata principalmente dalla IA che stanno rubando impunemente tutti gli impieghi intellettuali (e si sa: alle aziende conviene immensamente più un software di pochi dollari rispetto a un impiegato umano). Ora che poi si formano intere orchestre di IA, non dico che siamo alla frutta, ma proprio all'ammazzacaffè.
La questione in particolare del lavoro in sud Italia ancora più ridotto che al centro-nord: sapendo che manca il terziario (e da lì l'affanno alle corse ai concorsi pubblici), ma non i posti statali, mi incuriosisce la massiccia emigrazione degli insegnanti, pure dal centro. Davvero ci sono molte meno scuole nel centro-sud rispetto al nord? O non gli pagano gli stipendi? Ma pure in città rinomate come i capoluoghi di regione o di province grandi come Foggia, Catania o Sassari?

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È vero, l'IA sta sostituendo tanti lavori, ma sta fornendo anche la scusa per tanti licenziamenti ingiusti/immotivati, magari per far alzare il valore delle proprie azioni in borsa, e dopo i profitti semestrali ammettere di aver sbagliato a licenziare così tanti "umani".

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Ora per non restare disoccupati si devono imparare queste e quelle attività di artigianato. Dato che le industrie non si sognano certo di licenziare manovali, magazzinieri, muratori e operai per sborsare centinaia di migliaia per ogni singolo robot che dovesse sostituirne (come ingenuamente si credeva nel secolo scorso). E ora si studia pure ingegneria (specie meccanica) per diventare operai.

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è da un pò che ho questo pensiero. da qualche anno, l'economia mondiale non se la passa proprio bene, i "giganti" (europa e usa) sono piuttosto in crisi, e di solito cosa succede in questi casi storicamente? una bella guerra mondiale per poi ricostruire da zero e ripartire con un boom economico...e cosa si sta preparando da anni? una guerra alla russia (vedi francesi e inglesi che dichiarano che dobbiamo essere pronti a perdere i nostri figli)

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Anche l'esplosione dei prezzi di oro e argento possono essere considerati una prova/conseguenza della crisi mondiale.

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