Crescita economica, ma posti di lavoro in calo

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Soprattutto negli USA, ma a ruota anche in altri paesi, si sta verificando uno strano paradosso economico, almeno per chi lo guarda in modo poco approfondito, ma si sa, l'apparenza inganna.

L’economia cresce, le aziende macinano profitti, la Borsa corre. Eppure il mercato del lavoro rallenta. È questo il paradosso che negli Stati Uniti sta prendendo forma: un vero e proprio “jobless boom”, un boom economico senza boom occupazionale.

Nel 2025 il PIL americano è cresciuto di poco oltre il 2%, sopra la media storica. Il mercato azionario ha registrato un +16%, anch’esso superiore alla media. Ma la crescita dei posti di lavoro è stata tra le più deboli degli ultimi vent’anni, escludendo i periodi di recessione. Un segnale che sta facendo riflettere analisti e investitori.

Sempre più aziende stanno investendo in tecnologie che aumentano la produttività dei lavoratori già presenti, invece di assumere nuovo personale. Se prima servivano 100 persone per svolgere un certo volume di lavoro, oggi potrebbero bastarne 70, grazie a software avanzati, sistemi automatizzati e strumenti di AI.

Il ragionamento è semplice: se un sistema di intelligenza artificiale da 100.000 dollari permette di sostituire più posizioni da 50.000 dollari l’anno, l’investimento diventa economicamente vantaggioso nel giro di poco tempo.

Storicamente, una crescita dell’1% del PIL generava circa 150.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Oggi, secondo diverse analisi, sarebbe necessaria una crescita vicina al 3% per ottenere lo stesso risultato. Questo significa che l’economia deve correre molto di più per creare occupazione come in passato.

Nel frattempo, molte imprese stanno spostando il focus dagli investimenti in espansione a quelli in ottimizzazione: migliorare i margini, aumentare l’efficienza, fare di più con meno risorse. Questo spiega perché profitti e Borsa crescono anche in assenza di un forte aumento dell’occupazione.

Questo cambiamento non implica necessariamente che “i robot ruberanno tutti i posti di lavoro”. Piuttosto, chi non sa utilizzare l’intelligenza artificiale rischia di essere sostituito da chi la padroneggia.

Le aziende non cercano “esperti di AI” in senso astratto: cercano persone più produttive. Se un dipendente, grazie all’uso intelligente di strumenti digitali, riesce a svolgere il lavoro che prima facevano cinque persone, diventa estremamente prezioso.

L’AI oggi è ancora in una fase iniziale, paragonabile a un bambino che sta imparando a camminare. Non è perfetta, ma migliora rapidamente. E chi impara a usarla ora avrà un vantaggio competitivo enorme nei prossimi anni.

Il grande interrogativo: chi comprerà i prodotti?

Qui nasce la vera preoccupazione. Se sempre più persone perdono il lavoro o vedono ridursi le opportunità, chi sosterrà i consumi? E se i consumi calano, cosa accadrà ai profitti aziendali e ai mercati finanziari?

C’è chi, come Elon Musk, immagina un futuro in cui il lavoro diventerà opzionale, quasi un’attività scelta per passione, come coltivare un orto per hobby. Altri ipotizzano l’introduzione di forme di reddito universale finanziate dalle aziende altamente automatizzate.

La verità è che nessuno sa con certezza quale sarà l’esito finale. Ma il cambiamento è già in atto.

Per chi lavora, il messaggio è chiaro: imparare a usare l’AI non è più un’opzione. Anche senza corsi costosi, basta iniziare a sperimentare con strumenti come ChatGPT o altri assistenti intelligenti, chiedendo come migliorare la propria produttività o ottimizzare i processi quotidiani. La sicurezza del posto di lavoro dipenderà sempre più dalla capacità di generare valore e ricavi per l’azienda.

Possiamo amare o detestare questa trasformazione, ma ignorarla non è un’opzione. L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il mercato del lavoro, le strategie aziendali e le dinamiche di investimento.

Chi saprà adattarsi potrà sfruttare le opportunità generate dal caos. Chi resterà fermo rischia di rimanere indietro.

Il boom dei senza lavoro non è solo un fenomeno economico: è il segnale di un cambio di paradigma. E come in ogni grande transizione, la differenza la farà la capacità di anticipare il futuro invece di subirlo.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.



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il sistema alla fine andrà sempre in equilibrio, senza lavoro la gente non ha soldi, senza soldi non spende, le aziende collassano e crolla tutto, una bella guerra di reset e si riparte evitando gli errori fatti...

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Credo tu abbia ragione, siamo ancora nella fase della "polvere sotto il tappeto", poi quando bisognerà affrontare la realtà saranno dolori.

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